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Domino Sugar Refinery

  • Brooklyn, NY

  • Contractor: Two Trees Management

Complesso Direzionale

Domino Park è un parco di 11 acri, sede della Domino Sugar Factory sul lungomare di Williamsburg. Il progettista James Corner Field Operations (che ha trasformato la High Line e sta attualmente dando nuova vita al South Street Seaport) ha ridisegnato il masterplan per ricollegare il quartiere Domino Park al lungomare e trasformare un altro sito abbandonato in una destinazione ambita.
L’antica raffineria di zucchero Domino sarà chiaramente visibile in tutto il sito e una "passeggiata museale" mostrerà macchinari di fabbrica recuperati, colonne originali e binari per le gru. Per evitare danni a questo sito storico, il progetto ha incorporato funzionalità di progettazione resilienti e ha sollevato la piattaforma esistente a un metro e mezzo sopra il livello anti-alluvioni previsto dalla FEMA (Federal Emergency Management Agency). Il parco si svilupperà di fronte ai vari edifici dell’area Domino Sugar Factory.
L'iconico zuccherificio Domino è in fase di conversione da edificio industriale del 1880 a moderno complesso uffici. Questo edificio è destinato a diventare il centro nevralgico del rinnovato lungomare su cui affaccia. Punto di riferimento urbano industriale, costruito da Henry Havemeyer, l'edificio ha dominato a lungo sia lo skyline che l'economia di Brooklyn.
Lo Studio PAU ha avviato il progetto per un riutilizzo adattivo dell'edificio della raffineria, destinato a rappresentare il gioiello del nuovo quartiere multifunzionale, secondo il progetto ideato dal fondatore arch. Vishaan Chakrabarti, che comprende un mix di creativi spazi per uffici, alloggi a prezzi calmierati, negozi di quartiere e infrastrutture utili alla comunità. Ai progettisti è stato affidato il compito di creare un'architettura aperta che colleghi il quartiere esistente al lungomare recuperato lungo un quarto di miglio. Il risultato è uno spazio di lavoro all'avanguardia, di 425.000 piedi quadrati (40.000 m2), ospitato all'interno di un bellissimo manufatto urbano, unico nel suo genere nella Williamsburg post-industriale, che offre un'esperienza singolare sia per i suoi diretti abitanti che per tutta la cittadinanza. Per questa ristrutturazione, PAU mette in campo un approccio innovativo, ospitando un edificio completamente nuovo all’interno dell’involucro esistente, con un’intercapedine di 10/12 piedi (3/4 metri) tra le nuove e le vecchie pareti. Allontanandosi dalla muratura originaria, è possibile raggiungere le giuste altezze tra un piano e l’altro, creando un funzionale spazio uffici di prima classe, progettato per soddisfare tutte le esigenze dei nuovi inquilini. La serie di finestre storiche, ininterrotta da pareti divisorie interne, rivela ampie vedute di Manhattan, consentendo allo stesso tempo di apprezzare la struttura esistente in una forma libera. Il perimetro leggero e arioso offre un'esperienza unica e migliora la penetrazione della luce naturale all’interno degli ambienti di lavoro. In copertura,e per celebrare la struttura storica, si trova una volta a botte di vetro, che fa da eco allo stile American Round Arch e alla singolare forma in cui è stata rappresentata la raffineria originale.

Sistemi utilizzati

  • Cellule vetrate con vetro camera, inserimento di aperture ad anta e pinne esterne in alluminio verniciato

  • Cellule curve vetrate con vetro camera e pinne esterne in alluminio verniciato

  • Facciata curva a montanti e traversi con vetro camera serigrafato e pinne esterne in alluminio verniciato

  • Cellule pannellate con rivestimento in zinco

Architetti

PAU ARCHITECTS

Fondato da Vishaan Chakrabarti, FAIA FRAIC, nel 2015, PAU è uno studio internazionale al contempo sia emergente ma anche ormai consolidato. Dispone di un team di venti persone, oltre ad una rete di collaboratori esperti e tutti sono ispirati dal comune desiderio di avere un impatto tangibile e positivo sul mondo. La filosofia di questo studio è di essere “fluenti” in più lingue, parlando di architettura, di cultura, di ecologia, di economia, di università, di urbanità, di governo e, soprattutto, parlando la lingua del processo pubblico democratico, perché la complessità delle opere progettate non richiede nulla di meno.